9 Giorni di cammino tra Bagni di Vinadio e Casteldelfino (CN) dal 20 al 28 Agosto 2016
aereisentieri
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Dopo le due settimane in bici sulle alpi centrali e orientali ... è la volta delle alpi occidentali, una settimana a piedi, zaino in spalla con tutto l'occorrente per essere autosufficienti ( o quasi). Praticamente riprendiamo a camminare dove avevamo smesso nell'agosto del 2013, (cliccate QUI) per proseguire verso nord attraverso le valli Stura di Demonte, Maira e Varaita, ai piedi del Monviso. Per il giro del Monviso.... cliccate QUI
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Ecco qui il percorso totale, da Bagni di Vinadio a Casteldelfino, 7 giorni di cammino più due tappe brevi, primo e ultimo giorno, per un totale di quasi 145 chilometri e 10820 metri di dislivello positivo. Per raggiungere Bagni di Vinadio siamo andati in auto a Cuneo, poi in bus a Vinadio e infine in taxi (che parte da Vinadio) fino ai bagni. Per il ritorno da Casteldelfino a Cuneo ci sono pochi bus, ma noi abbiamo accorciato di molto i tempi trovando un passaggio in auto fino a Cuneo.
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La prima breve tappa, nel pomeriggio di sabato 20 Agosto. Visto che le previsioni assicuravano un bel temporale siamo partiti tranquilli, solo 5,6 chilometri con 400 metri di dislivello, in parte su strada asfaltata (anche se la strada asfaltata arriva fino al rifugio a San Bernolfo). Nel 2013 eravamo scesi a Bagni arrivando dalla val Tesina. Nell'immagine si vede l'inizio della seconda tappa in verde.
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Il taxi che ci ha caricati a Vinadio ci scarica a Strepeis, una borgata di Bagni di Vinadio dove c'è il posto tappa del GTA. Per cominciare mangiamo i nostri panini su di una panchina, l'ora di pranzo è già passata da un pò, poi cerchiamo l'acqua per riempire le borracce e infine....
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.... ci incamminiamo lungo la strada asfaltata verso San Bernolfo. Non passa quasi nessuno, San Bernolfo è una piccola borgata a 1660 metri con poche case abitate e il rifugio Dahu.
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In località Callieri lasciamo l'asfalto e prendiamo una scorciatoia nel bosco e come previsto arriva la pioggia. Aspettiamo che passa il rovescio più violento sotto un grosso albero e poi quando spiove ripartiamo. Prima e ultima pioggia della vacanza, fortunatamente.
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Alle 16e15 arriviamo a San Bernolfo insieme ad un timido sole che filtra tra i nuvoloni grigi.
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Sonnecchiando nella camerata e poi gironzolando per San Bernolfo aspettiamo l'ora di cena.
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Il piatto Dahu con polenta / carne / salsiccia / formaggio ci sazia per bene, sarà un bel ricordo nei prossimi giorni quando per lo più ci nutriremo di buste liofilizzate..... che tristezza. Consigliato il rifugio Dahu, cliccate QUI
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Giorno 2, si parte per davvero! Lasciamo il rifugio Dahu e torniamo per qualche centinaio di metri sui nostri passi di ieri. Nella foto il vallone di San Bernolfo, noi invece prendiamo quello di Collalunga.
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Seconda tappa, per lo più in Francia, dal rifugio Dahu saliamo lungo il vallone di Collalunga fino all'omonimo colle, da li alla testa dell'Autaret e poi lungo il sentiero balcone fino al lac Rabuons. Lunghezza 22 chilometri con 1900 metri di dislivello positivo e 1080 di negativo.
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Dopo un'oretta di cammino passiamo davanti al rifugio De Alexandris Foches al Laus (1905m), posto appena prima del colletto del Laus
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Oltrepassato il colletto del Laus c'è il laghetto di San Bernolfo, ancora in ombra. Sulla riva un piccolo accampamento di pescatori. Sopra il vallone di Collalunga che ci apprestiamo a risalire, la Testa dell'Autaret non è quella appuntita, rimane dietro ma non saprei indicarla con precisione.
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Risalendo la strada sterrata ex militare incontriamo il primo dei laghi di Collalunga
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A 2450 metri di quota incontriamo i ruderi di una caserma del Vallo Alpino, costruita tra le due guerre
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Singolare la prua di nave costruita sul bordo del piazzale davanti alla casermetta, si dice che da qui avrebbe dovuto fare un discorso l'allora capo del governo, Mussolini, ad un'adunata di uomini delle guardie di frontiera
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Sconfiniamo in terra straniera
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Dal passo di Collalunga verso il vallone e i laghi omonimi. L'ultimo più in basso è quello di San Bernolfo al colletto del Laus. Al colle" nascondiamo" gli zainoni e saliamo alla testa dell'Autaret
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salendo alla Testa dell'Autaret
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verso sud/ovest, un bunker in primo piano e oltre le montagne francesi oltre la valle della Tinèe
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Foto ricordo in cima alla Testa dll'Autaret, a sinistra sullo sfondo svetta il Monviso, sabato prossimo arriveremo ai suoi piedi
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Tornati al colle mangiamo, poi imbocchiamo il sentiero balcone verso il lago Rabuons
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Scopro dalla guida che ci siamo portati dietro che questo Sentiero Balcone è solo una piccola parte di un progetto molto ambizioso che doveva chiamarsi appunto "les balcons du Mercantour", doveva collegare le valli Vésubie e Roya con Camp de Fourches lungo la strada per il colle de la Bonette. Il progetto lascio perplessi molti osservatori e creò numerose opposizioni, a causa dei costi elevatissimi e per l'impatto ambientale in zona praticamente integre, tanto che venne abbandonato dopo la costruzione di questo primo tratto tra il passo di Collalunga e il lac Rabuons.
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Ultimo tratto in salita verso un colletto nei pressi della poite de la Jassine, da li in breve scenderemo al lago Rabuons
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Ed ecco il lac Rabuons, con i suoi 326000 metri quadrati di superfice è il più grande lago naturale delle alpi Marittime. Sopra il monte Tenibres, già salito nel 2011, cliccate QUI
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Grazie alle scarsissime precipitazioni nevose dell'inverno, il livello del lago è molto basso, tanto che si è diviso in due. Scendiamo al lago e piantiamo la tendina più o meno dove ho messo la X rossa.
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Riusciamo anche a lavarci nell'acqua fredda del lago, un pò scioccante all'inizio però poi si apprezza il fatto di essersi tolti il sudore di dosso. Lassù in alto la cima del Corborant, altra cima salita nel 2011, cliccate QUI
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prime tristi buste di risotti, paste, zuppe liofilizzate
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prima notte in tenda
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Terza tappa, dal lago Rabuons lungo il "chemin de l'energie" fino ai laghi di Vens , poi al colle del Ferro torniamo in Italia e ci fermiamo poco più in basso, lunghezza 17 chilometri, dislivello positivo 1360 metri, negativo 1540 metri.
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In cielo non una nuvola, smontiamo la tenda, saliamo a dare un'occhiata al refuge Rabuons e poi ci incamminiamo verso i laghi di Vens.
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Il chemin de l'Energie è un sentiero praticamente in piano che parte nei pressi del lago Rabuons e termina poco prima della cresta des Barabottes, è stato creato nel periodo tra le due guerre mondiali per fare passare gli operai che dovevano costruire gli impianti di captazione idrica che avrebbero dovuto collegare i laghi Rabuons, Marie, Fer e Vens. Tuuta l'acqua sarebbe dovuta poi confluire in una condotta forzata posata su questo largo sentiero per poi precipitare fino ad una centrale elettrica a Saint Etienne de Tinèe. Il progetto però venne poi abbandonato ed è rimasto solo questo comodo sentiero escursionistico.
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lungo il chemin de l'energie
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una delle gallerie lungo il percorso
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il piccolo lac Petrus
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purtroppo ad un certo punto dobbiamo lasciare il bel sentiero in piano per uno in salita! Qualche problema in una galleria o a causa di una frana, ci tocca salire.
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lungo la ripida deviazione che ci fa scavalcare un crinale
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come si dice..... non tutti i mali vengono per nuocere, la deviazione ci permette di vedere il lac Fer.
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In rosso il percorso del chemin de l'energie e in giallo la brutta discesa che ci permette di andarlo a riprendere oltre la galleria chiusa
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vecchi edifici dell'EDF, eletricitè de france
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riprendiamo il comodo sentiero in piano
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l'ultima parte del chemin e poi la salita verso la crete de Barabottes
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Scavalchiamo la cresta e scendiamo verso il lac des Barabottes (coleotteri), oltre ci infileremo nella valle dei laghi di Vens, successivamente saliremo al collet de Tortisse e al successivo colle del Ferro
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i tre principali laghi di Vens, poi ce ne sono altri più piccoli che in questa foto non si vedono
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Con il 200mm scatto una foto al col de la Bonette, percorso in bici l'anno scorso durante la prima metà della traversata delle alpi, cliccate QUI
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cominciamo a costeggiare i laghi di Vens verso il più alto, sopra cui è posto il rifugio
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nel cerchiolino il refuge de Vens (2366m)
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il piccolo refuge de Vens
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Ore 16, ci meritiamo una bella fetta di torta e una birretta
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e ora ci tocca un'ora e mezza di salita verso il col du Fer
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questi laghi di Vens sono davvero un posto fantastico
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dopo un'oretta di salita passiamo sotto l'arco di Tortisse
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pochi metri prima del col de Tortisse
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Il colle del Ferro (2584m), si torna in Italia. In alto a sinistra il Monviso.
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Dal colle scendiamo verso il paesino di Ferriere e la valle Stura di Demonte, ma ci fermiamo, vista l'ora, in un bel prato con ottima vista e torrentello adiacente a circa 2450 metri di quota, dove ho messo la crocetta rossa.
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toilette nel torrentello gelato e poi si prepara la cena
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e si, quassù si vede ancora qualche stella in cielo
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Quarto giorno, scendiamo a Ferriere, saliamo al col Puriac, poi giù fino ad Argentera. Infine lunga salita fino al lago superiore di Roburent, lunghezza 21,6 chilometri, dislivello +1570 e -1450 metri.
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forse la vizio.... colazione a letto
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Il quinto giorno inizia nuovamente con un perfetto cielo blu, ci sta quasi venendo a noia tutto questo blu! Scherzo. Lasciamo il nostro campeggio abusivo e iniziamo a scendere verso Ferriere
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un pendio nei pressi di Ferriere
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questo è Ferriere (1888m), piccola e caratteristica borgata a monte di Bersezio
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Scendiamo al paese per comprarci un paio di panini al rifugio Becchi Rossi, da mangiare a pranzo. Poi ripartiamo lungo il vallone di Ferriere alla volta della Bassa di Colombart
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fino alla Bassa di Colombart (2457m) è tutta strada sterrata
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Alla Bassa, quasi in piano facciamo altri 15 minuti fino al col Puriac, al confine con la Francia
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verso il col Puriac
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mangiamo al colle e poi prendiamo il sentiero che discende il vallone di Puriac verso Argentera, sulla strada per il colle della Maddalena. Sullo sfondo, oltre la valle Stura il monte Oronaye (3104m)
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L'Oronaye, la cima si raggiunge con una ferrata, in origine creata per scopi militari
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Alle 15e30 raggiungiamo la strada che risale la valle Stura ed entra in Francia al colle della Maddalena. Speravamo di trovare un bar.... ma invece niente, nemmeno un esercizio commerciale. Con una tremenda voglia di birra, ci attacchiamo ad una fontanella di acqua fresca. Meglio di niente.
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Prendiamo un sentiero dietro la chiesa e iniziamo a salire verso i laghi di Roburent
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il tortuoso percorso per salire ai laghi di Roburent
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la capanna di Roburent (2180m), prendiamo acqua da una fonte gelida e proseguiamo
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nella conca vicino alla capanna .... qualche pecora
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dopo un tratto ripido accediamo alla conca dove è posto il primo dei laghi Roburent, quello inferiore
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poi è la volta di quello Mediano (2355m) che però non ho fotografato.... ed infine di quello più grande, il superiore (2428m) , nella foto. Qui c'è già un accampamento di rumorosi francesi, ma noi stiamo alla larga.
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che romantici, cena a lume di .... frontale
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e poi arrivano le stelle, tante stelle e la via lattea
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Quinto giorno, dal lago Roburent scendiamo leggermente e poi un lungo traverso in salita ci porta al passo Peroni, altro traverso fino al bivacco deu Valli, discesa nella Comba Emanuel e risalita al colle Oserot. Altro colletto e discesa al rifugio Gardetta, salita al colle omonimo e discesa a Prato Ciorliero, infine salita al bivacco Valmaggia. 18 chilometri con 1380 metri di dislivello positivo e 1470 di negativo.
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Lasciato il lago superiore scendiamo a quello mediamo e prendiamo il sentiero che traversa su ghiaioni fino al passo Peroni.
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Eli raggiunge il passo Peroni, in lontananza i laghi Roburent mediano e superiore con sopra il colle Roburent, al confine con la Francia
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Al colle Peroni, qui intornoci sono caserme, osservatori , trincee e gallerie nella montagna. Fino al bivacco Due Valli, lungo il sentiero ci sono una trentina di pozzetti per la raccolta dell'acqua, tutti collegati tra loro. Sullo sfondo il colle Oserot, tra il monte Oserot e la Rocca Brancia, noi puntiamo li.
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notare la caserma osservatorio sul Bric
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panorama sul Monviso dall'interno del bivacco Due Valli
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Dal passo La Croce verso il colle Oserot, non c'è bisogno che segno la strada visto che è già ben visibile
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purtroppo numerose frane negli anni hanno cancellato parecchi tratti della strada militare, rendendo più scomoda la marcia e obbligando a deviazioni su altri sentierini pietrosi
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panoramica al colle Oserot verso la comba Emanuel superiore
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Autoscatto al colle Oserot. Sullo sfondo, un pò sfuocata, la strada che scende dal colle della Croce, da cui siamo arrivati
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ancora un sentiero in traverso ci porta ad un colletto con due bunker, da cui scenderemo verso il rifugio Gardetta
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Dal passo di Rocca Brancia scendiamo verso l'altopiano della Gardetta, invece di percorrere la mulattiera militare che porta al colle Gardetta, come si vede nella foto prendiamo una "scorciatoia", tanto al colle ci andremo dopo essere passati dal rifugio Gardetta
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A sinistra il rifugio Gardetta (2337m), ricavato da una casermetta militare, più a destra da notare i vari ruderi di altre casermette e baracche (quei mucchi di sassi), poi più in alto la Rocca la Meja, bellissima montagna salita nell'agosto del 2011, cliccate QUI
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Scendiamo al rifugio e finalmente mangiamo qualche cosa diversa da buste liofilizzate o barrette, peccato per la birra poco fredda.... a nessuno piace calda.
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Dopo aver pranzato, un pò a fatica saliamo al passo Gardetta per scendere verso Prato Ciorliero. Nel cerchiolino il rifugio Gardetta
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Discesa dal colle Gardetta, per sera saremo al bivacco Valmaggia (2335m), posto dove ho messo il pallino rosso, domani mattina saliremo al colle Enchiausa per poi scendere verso Chiappera nel solco principale della val Maira. (qui siamo già in val Maira)
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Tre, della decina di bunker presenti in questa valletta
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Prato Ciorliero (1940m), qui inizia la strada asfaltata che scende lungo il vallone di Unerzio e raggiunge il fondo della val Maira. Noi ne percorriamo solo un pezzetto, a 1840 metri svoltiamo verso il vallone di Enchiausa per salire al bivacco Valmaggia.
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In vista del bivacco Valmaggia, nostro hotel per questa notte
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Ecco il bivacco, istallato da poco è molto bello e funzionale, interno spazioso con una dozzina di posti letto, di cui 5 già occupati da una giovane coppia tedesca con tre bambini tra i 3 e i 6 anni.
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Nottata serena.... tanto per cambiare....
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ma anche la mattina sembra serena.... direi che non c'è di che lamentarsi!
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Sesto giorno di marcia, tappa breve perchè vogliamo fermarci in campeggio a Chiappera.... e fare una doccia con l'acqua calda. Lunghezza percorso 12,3 chilometri, dislivello positivo 870 metri, negativo 1570.
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pronti a partire, 400 metri di dislivello ci separano dal colle di Enchiausa, stretto tra l'Oronaye e l'Auto Vallonasso
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Ora il colle è visibile
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dal colle verso il vallone di Enchiausa, quello appena risalito
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di qui invece dobbiamo scendere, nel vallone di Apsoi
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foto al colle di Enchiausa
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comincia ad intravedersi il lago Apsoi
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un pezzetto di lago Apsoi (2296m)
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Scendiamo verso il fondo della val Maira
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La conca del lago Visaia (1900m)
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Passate le caratteristiche sorgenti della Maira scendiamo ancora e un sentiero a mezzacosta ci fa raggiungere l'asfalto a qualche centinaio di metri da Chiappera, piccola borgata proprio in fondo alla val Maira, sopra cui svetta la Rocca Provenzale.
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La rocca Provenzale, proprio dietro si erge la Rocca Castello, 50 metri più alta, ma da Chiappera non si vede
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Settimo giorno, lasciamo il campeggio "Campo Base" e risaliamo verso il colle Rui. Dal Colle proseguiamo verso il colle di Bellino lungo un sentierino che ci avevano detto semplice e ben segnato, invece giunti al monte Baraccone troviamo un tratto decisamente ostico, terreno sdrucciolevole e sentierino molto esposto, torniamo sui nostri passi e come potete vedere dalla traccia allunghiamo un bel pò il percorso scendendo per la valle di Fissela e poi risalendo verso il colle di Bellino per la val Traversiera. Non tutti i mali vengono per nuocere, se fosse andato tutto bene dal colle saremo scesi in val Varaita a Bellino e non so dove avremmo dormito, invece per colpa dell'imprevisto abbiamo passato la notte nel "bivacco" del CAI di Carmagnola, una ex caserma a 2840 metri. Lunghezza tappa 19,3 chilometri, dislivello positivo 2100 metri, negativo 950 metri.
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La discesa di ieri verso il campeggio vista mentre saliamo verso il colle di Rui
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vi ricordate qualche foto fa la Rocca Provenzale? Questa è una vista laterale....
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Uno sguardo indietro, anche nel tempo, infatti in una mattina di fine luglio del 2008 lasciavamo il campeggio di Chiappera come questa mattina per fare il bellissimo giro del Brec de Chambeyron, cliccate QUI
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In primo piano il colle di Rui, da qui abbiamo proseguito fino alla cima del monte Baraccone, ma poi siamo stati fermati da un sentierino in pessime condizioni e siamo dovuti tornare indietro e scendere la val Fissela
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Bunker poco sotto la cima del monte Baraccone
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Dal monte Baraccone verso la testata della val Traversiera. Da qui avremmo dovuto proseguire dritti dritti verso il bivacco Carmagnola, invece siamo tornati indietro e abbiamo percorso l'evidente strada sterrata che si vede in mezzo alla foto, tra i pascoli della val Traversiere. All'orizzonte forse la montagna simbolo del Piemonte , il Monviso, salito nel 2006.
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Ore 17 e abbiamo ancora tutta la vallata da risalire....600 metri di dislivello
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strada infinita....
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Alle 19e50 raggiungiamo i ruderi di caserma nei pressi della Colletta (2830m), qiui dentro una stanza è stata "sistemata" e attrezzata con un tavolato di assi dove stendere il sacco a pelo, molto spartano, ma meglio che fuori se fa freddo!
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lo spartanissimo bivacco creato dal Cai di Carmagnola
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Corridoio all'interno della tetra caserma
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tramonto dal bivacco
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stasera zuppa di legumi
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verso la bassa cuneese e le alpi Marittime, c'è parecchio traffico in cielo...
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il "bivacco"
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l'alba dell'ottavo giorno di cammino, nebbie nelle basse valli
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la traccia dell'ottavo giorno, dal bivacco siamo saliti al monte Bellino e poi scesi al passo omonimo, giù per la vallata fino al borgo di S.Anna di Bellino, in una laterale della val Varaita. Passiamo il rifugio Melezè lungo la strada asfaltata, continuamo su strada fino a Pleyne dove prendiamo una sterrata che sale al colle della Battagliola, davanti al Monviso. Infine giù per un brutto sentiero rovinato dalle discese delle mountainbike fino a Pontechianale. Lunghezza 22 chilometri, dislivello positivo 1240 metri, negativo 2450 metri.
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Lasciamo ill rudere alla volta del monte Bellino.
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altri ruderi e matasse di filo spinato ancora da stendere
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in basso a sinistra la vallata di Traversiere, risalita ieri
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dalla cima del monte Bellino, verso il colle, a sinistra è val Maira e a destra Varaita
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Ultima foto ricordo nell'aria gelide sulla cima del monte Bellino (2937m)
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Ultimi metri prima del colle di Bellino, in primo piano resti di un bunker, nel cerchiolino giallo gallerie scavate nella parete rocciosa.
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Non ci resta che scendere per la vallata verso S.Anna di Bellino. In alto il Mongioia (da non confondere con il Mongioie) e il Salza saliti nel 2011, cliccate QUI, a destra il Monviso
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la grange dell'Autaret , 2548 metri
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Attraversiamo la gola della Barricate, porta d'accesso per il pian Ceiol, ormai non manca molto a S. Anna. Nel centro della foto il torrione di Rocca Senghi, anche lui attrezzato da casermette, bunker e da una ferrata per risalirlo. In alto a sinistra ancora il Mongioia e il Salza
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la Grange Ptato Rui (1926m), una nuova prospettiva per la rocca Senghi, da qui è un pò diversa.
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Sant'Anna di Bellino (1828 metri), punto di partenza per molte escursioni e salite. Da qui scendiamo lungo la strada asfaltata, prima di tutto fino al rifugio Melezè dove ci fermiamo a mangiare!
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Il rifugio Melezè (1812m)
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Sempre giù per la strada attraversando le piccole borgate di Chiazzale (nella foto), Celle, Crafauchier e infine Pleyne (1618m), dove svoltiamo.
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A Pleyne (1618m) lasciamo la strada che scende a Cateldelfino in val Varaita e iniziamo la salita (lunga e calda!!) verso il colle della Battagliola (2284m) da cui poi scenderemo comunque in val Varaita ma a Pontechianale.
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risaliamo gli infiniti tornanti verso il colletto, da li la vista sul Monviso dovrebbe essere fantastica, appena al di la della val Varaita
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e invece ecco la vista che ci appare al colle della Battagliola, il Monviso immerso nelle nubi. Dopo quasi sette giorni di cielo blu e terso, non ci voleva. Ma che ci possiamo fare.... scendere verso Pontechianale.... che sono già le 17e30. In basso il lago di Castello, con le case della borgata Castello e la diga, dove inizia il vallone di Vallanta che porta all'omonimo rifugio, molto particolare, ci abbiamo dormito durante il Giro del Monviso nel 2010.
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In basso il vallone di Varaita di Chianale dove corre la strada che sale al colle dell'Agnello, uno dei più alti tra quelli raggiunti da una strada asfaltata. Ci siamo passati nel 2011, purtroppo non in bici, e abbiamo fatto la breve e semplice salita al Pan di Zucchero
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un tratto del sentiero che scende dal colle della Battagliola a Pontechianale. Per almeno metà della sua lunghezza è piuttosto ripido e reso davvero scomodo e scivoloso dai passaggi delle mountainbike che di qui scendono, probabilmente numerose.
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in rosso la traccia dell'ultimo giorno, pochi chilometri per occupare la mattinata prima di prendere i mezzi e tornare a Cuneo per recuperare l'auto, lunghezza 6,8 chilometri, dislivello positivo 0 e negativo 280 metri.
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Pontechianale la mattina dell'ultimo giorno
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il lago di Castello
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la diga con sopra il vallone di Vallanta che corre sotto il versante Ovest del Monviso
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A Casteldelfino (1350m) termina la nostra camminata tra alpi Marittime e Cozzie. Da qui per tornare a Cuneo la domenica c'è un bus a metà pomeriggio, noi riusciamo a scendere prima grazie ad un passaggio in auto da una parrucchiera brasiliana (dopo un'ora di tentativi) che andava a Cuneo e ci ha portato fino alla macchina. Che dire, gran bel giretto , anche grazie alla settimana con meteo fantastico che ha aiutato tanto! Più a nord, la zona del Monviso l'abbiamo più o meno vista, la prossima volta dovremmo passare alle alpi Valdesi, val Chisone, val Susa, Moncenisio e valli di Lanzo.... non finiscono mai, fortunatamente.